affitti-in-nero2Il Parlamento cerca di porre rimedio al pasticcio degli affitti in nero dopo che la Consulta aveva dichiarato l’illegittimità del canone minimo applicato ai contratti in nero denunciati dagli inquilini. E’ infatti stato approvato in legge di Stabilità un emendamento che prevede che il canone dovuto sia pari a tre volte la rendita catastale aggiornata dall’Istat, che corrisponde a quanto già versato dagli affittuari. In questo modo, si chiude la porta a qualsiasi richiesta astronomica da parte dei proprietari.

La lunga storia dei contratti in nero

Con la legge sulla cedolare secca era stata introdotta la possibilità per gli inquilini senza regolare contratto d’affitto di denunciare il proprio padrone di casa all’Agenzia delle Entrate ottenendo, in cambio, una riduzione del canone pari a circa l’80% di quanto dovuto.

Con la sentenza 50/2014, era però intervenuta la Corte Costituzionale dichiarando illegittimo l’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 23/2011, e bocciando, di fatto, le disposizioni secondo le quali gli inquilini potevano registrare di propria iniziativa il contratto d’affitto.

Il governo era allora intervenuto con una sanatoria, anche questa bocciata dalla Consulta. Per gli inquilini si era aperto allora un nuovo calvario, in virtù della possibilità, tutt’altro che improbabile, che i proprietari chiedessero i risarcimenti delle somme non corrisposte. Dopo l’appello dell’associazione degli inquilini, arrivata ora quest’emendamento il cui testo recita quanto segue:

“4-bis. Per i conduttori che, per gli effetti della disciplina di cui all’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, prorogati dall’articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge, 28 marzo 2014, n. 47, convertito con modificazioni dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 maggio 2014, n. 80, hanno versato, nel periodo intercorso dall’entrata in vigore del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 al giorno 16 luglio 2015, il canone annuo di locazione nella misura stabilita dalla disposizione di cui all’articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, l’importo del canone di locazione dovuto ovvero dell’indennità di occupazione maturata, su base annua, è pari al triplo della rendita catastale dell’immobile, nel periodo considerato”.

La soddisfazione dell’Unione Inquilini

Grande soddisfazione per l’emendamento approvato è stata espressa dall’Unione Inquilini. In una nota, il presidente Massimo Pasquini ha infatti affermato: “Nella notte tra il 14 dicembre e il 15 dicembre 2015, è stato approvato, in Commissione Bilancio della Camera dei deputati, un emendamento della deputata Bragantini Paola, relativo a coloro che avevano registrato i contratti in nero di cui al decreto legislativo 23 del 2011, art. 3 commi 8 e 9 successivamente dichiarati incostituzionali per eccesso di delega. Con l’emendamento approvato si sancisce che il canone o indennità di occupazione da corrispondere nel periodo dal 7 aprile 2011 al 15 luglio 2015, è il triplo della rendita catastale rivalutata dall’Istat, ovvero quanto hanno pagato senza che il proprietario possa chiedere cifre astronomiche”.

Pasquini ha aggiunto: “E’ la risposta positiva alle richieste dell’Unione Inquilini e in particolare degli inquilini che a partire dal 2011 e fino al 16 luglio 2015 avevano ottemperato ad una legge e che successivamente si erano ritrovati a dover affrontare cause con proprietari che chiedevano la convalida di sfratto per morosità e il rimborso per decine di migliaia di euro, ovvero la differenza tra il canone in nero e quello che era derivato dall’applicazione dell’articolo 3 commi 8 e 9 del decreto legislativo 23/2011”.

“L’Unione Inquilini esprime la propria soddisfazione per l’approvazione di un emendamento che fa giustizia di una situazione sconcertante venutasi a creare a seguito della decisione della Corte Costituzionale la quale aveva prodotto il risultato che i proprietari che avevano affittato in nero, avevano più diritti degli inquilini, che sulla base di una legge allora vigente avevano registrato i contratti, mettendo in atto una vera ed efficace lotta all’evasione fiscale nel comparto delle locazioni, che lo ripetiamo vede in Italia 950.000 unità immobiliari affittate in nero, con una mancata dichiarazione di redditi per oltre 5 miliardi e una evasione di sola Irpef di 1,5 miliardi di euro. La lotta alle locazioni in nero non si esaurisce certo qui e continueremo a chiedere ulteriori norme che affrontino la questione dei contratti verbali per un mercato delle locazioni trasparente”

 

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